Città sacra di Varanasi – Uttar Pradesh, India.

Quando lo sguardo era assoluto e la lente sulla camera era un semplicissimo 18-55 mm ho incontrato un popolo dolce e pacifico che convive rispettando molti credo e filosofie tra cui l’Induismo, religione costituita da storie bellissime e da un pantheon colorato e mistico, contraltare alla spietatezza delle caste, generatrici di disuguaglianze irrimediabili. Odori buoni, odori di morte, di marcio, fiori e fango, fuoco di pire ardenti. Argento, sari e fiumi di stelle sulle nostre teste anche di giorno, la lezione più inaspettata sulla morte che potessi immaginare. Cataste di legna da ardere, la vita e la morte sono tutt’uno. L’anima, quella, fa dei giri immensi, ma qui forse trova pace. Varanasi è una pietra miliare della mia vita, senza di lei non saprei che rumore fa il cadavere di un uomo portato dalla corrente quando sbatte su una piccola barca di legno, né saprei cosa si prova subito dopo a proseguire sul grande fiume sacro senza tormenti o il minimo ribrezzo.

When the gaze was young and absolute and the lens on the camera was a simple 18-55 mm I encountered a sweet and peaceful people whose religion, Hinduism, is made up of beautiful stories and a very colorful pantheon, a counterpart to the ruthlessness of the castes, generators of irreparable inequalities and poverty. Good smells, smells of death, decay, flowers and mud, burning funeral pyres. Silver, saris, and rivers of stars above our heads even in the daytime, the most unexpected lesson on the death of the body that I could imagine. The soul, that, makes immense rounds, they say. Varanasi is a milestone in my adult life, I owe it so much.

©2008 | Viola Damiani

 

 

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